Design biofilico

Design biofilico, il rapporto dell’uomo con la natura

L’ambiente è diventato negli ultimi anni un argomento sempre più al centro delle discussioni, in ogni settore. Anche in architettura. Ultimamente si parla molto di design biofilico. Non si tratta, naturalmente, di mettere qualche vaso con una pianta in un appartamento perché se ne possa parlare.

Cominciamo col dire che, seppure se ne stia parlando tanto in questi ultimi tempi, la definizione è apparsa per la prima volta nel 1973, nel libro The Anatomy of Human Destructiveness scritto da Eric Fromm. Il filosofo usò la parola per indicare “l’amore appassionato per la vita e per tutto ciò che è vivo”.

Cos’è, quindi, la biofilia? È sostanzialmente l’attrazione che l’uomo prova verso la natura e il senso di benessere che riesce a trarne. Il fatto che ci sentiamo bene quando siamo a contatto con la natura non è semplicemente una nostra sensazione. I benefici che riceviamo, sia fisici sia psichici, sono ampiamente dimostrati da diversi studi scientifici.

Il contatto con la natura si è fatto sempre più complicato, soprattutto nelle grandi città, dove urbanizzazione e ritmi lavorativi elevati limitano tale contatto.

E allora ecco che il design biofilico può aiutarci a portare la natura nelle nostre case o, più in generale, negli ambienti in cui viviamo.

Esiste addirittura un premio che si assegna ai migliori progetti di design biofilico, lo Stephen R. Kellert Biophilic Design Award, dal nome del pioniere nell’applicazione dei principi biofilici nella costruzione di edifici. Keller ha riassunto i principi su cui si basa il design biofilico in sei elementi: caratteristiche ambientali, forme naturali, pattern e processi naturali, luce e spazi, relazioni con i luoghi, rapporto evoluto tra uomo e natura.

Rita Trombin, psicologa ambientale, già membro della giuria del premio, spiega così l’approccio biofilico:

“Non significa aggiungere piante e basta, anzi. Pensiamo ai nostri paesaggi: collinari, montani, marittimi. In Italia il livello di biodiversità è grandissimo. Serve lavorare su viste, prospettive, materiali, odori, aromi, suoni. In un’ottica multisensoriale che ci permette di connetterci alla natura”.

Il concetto del design biofilico, insomma, va ben oltre l’utilizzo del verde negli ambienti. Comprende le forme (l’utilizzo dei frattali, per esempio, così presenti in natura), giochi di luci e ombre, design per tutti i 5 sensi.   

Niente che Kino Workshop non faccia già da anni, a dire il vero, con l’architettura sensoriale che è proprio questo: disegnare ambienti che tengano presente tutti i sensi.